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Chiesa Cattolica, politica e modernità

L' 8 dicembre 1864 Pio IX pubblica il Sillabo, con cui "vengono condannati gli errori dei panteisti neganti l'esistenza di un Dio personale e distinto; dei razionalisti, che fanno la ragione umana suprema norma di ogni verità, indipendente da ogni rivelazione superiore; degli indifferentisti, che dicono buona qualsiasi religione; dei regalisti, liberali e statolatri, che sostengono lo stato origine e fonte di tutti i diritti, e a lui vogliono soggetta anche la Chiesa con la sua gerarchia e il suo magistero; dei fautori della libera morale, nonché di quelli che asseriscono il diritto altro non essere che un fatto materiale, sostenuto da forze materiali prevalenti; di coloro che negano al matrimonio la dignità di sacramento, e lo vogliono in tutto sottoposto all'autorità civile, che può anche scioglierlo; e infine di quelli che vogliono piena separazione tra la Chiesa e lo Stato, e che sia concessa a tutte le religioni la stessa libertà che alla cattolica." (Treccan...

Fede e ragione

Diversi degli ultimi Papi si sono affannati a cercare di dimostrare che la fede in Gesù Cristo non è incompatibile con la ragione. Ma in realtà ciò che molti obiettano non è che la fede o Gesù Cristo siano in contrasto  con la ragione, ma che lo siano i modi di parlare e di presentare la vita cristiana nelle parrocchie e nei discorsi istituzionalizzata da parte di rappresentanti della Chiesa Cattolica, siano essi cardinali, sacerdoti, religiosi e religiose... Questo secondo me perché dopo il Concilio Vaticano II si è cercato di "aggiornare" l'impostazione della vita ecclesiale e la visione di Dio senza però modificare dogmi e liturgie e vocabolario. Il risultato mi sembra come un castello di carte a cui è stata sottratta qualche carta alla base: non sta più in piedi.  D'altronde la costruzione teorica e pratica del Cristianesimo è stata elaborata in secoli di riflessioni teologiche e filosofiche, ed aveva una sua logica che rovesciando alcuni presupposti viene a cader...

Gesù in scatola

È possibile che crediamo davvero che Colui che proclamiamo "Signore del cielo e della terra" possa rimanere chiuso in una scatola, sia pure dorata e di pregio, com'è in effetti un tabernacolo? Che Dio si possa incontrare solo tra le mura di una chiesa? Che venga solo in chi riceve l'Ostia consacrata? Continuiamo a fare l'errore degli idolatri: ridurre il divino alla nostra misura, renderlo un "oggetto" che si può vedere e toccare, che si può possedere e distribuire solo a pochi e selezionati "eletti"... È per questo che è venuto Cristo? Lui che era nato in una grotta piuttosto che nella reggia di Erode, che predicava per le strade e non aveva "dove posare il capo" (v. Luca 9,58 e Matteo 8,20), che parlava con tutti e tutte, soprattutto persone disprezzate e ai margini della società...  Davvero pensiamo che il Cattolicesimo sia un modo di seguire e onorare Gesù? O piuttosto noi stessi, nel nostro orgoglio di essere suoi seguaci esclusi...

Chi è Gesù (rewind)

Questa riflessione (con alcune modifiche) è stata scritta il 25 settembre 2020, dopo la fine del primo lockdown per il COVID-19 (maggio 2020), e alla vigilia della "seconda ondata", che porterà ad un nuovo decreto-legge restrittivo dal 7 ottobre, in provincia di Rimini, una delle prime zone rosse in Italia. Chi è Gesù per me? Colui che mi ha liberata ("Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi", San Paolo). E io ormai non riesco più a sopportare nessuna gabbia, nessuna schiavitù, che si tratti di un lavoro dipendente, di orari imposti, di incontri a cui andare, conferenze da seguire, riti e preghiere "di precetto"... Cristiano (o meglio Cattolico) è davvero chi segue tutte le messe, le novene, i rosari? Chi frequenta tutti i corsi biblici? Chi fa duemila "servizi" in parrocchia? E le persone? E la comunità? E l'Amore? Dove sono?

Un pensiero audace (rewind)

Questa riflessione (con alcune modifiche) è stata scritta il 13 luglio 2020, poco dopo la fine del primo lockdown per il COVID-19, in provincia di Rimini, una delle prime zone rosse in Italia E se Cristo non fosse NEL PANE, ma NELL'ATTO DI SPEZZARE il pane PER CONDIVIDERLO? Dopotutto non mi risulta che i primi cristiani venerassero "il pane" (eucaristico) come facciamo noi, ma si riunivano "per spezzarlo"! E i discepoli di Emmaus è proprio in quel preciso momento che hanno riconosciuto Gesù con loro! E Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto si arrabbia non perché il pane sia mal conservato, o tenuto in modo indegno, ma perché vengono mantenute le disparità economiche tra chi se ne nutre, e c'è qualcuno sazio e ubriaco e qualcun altro a digiuno! (v. 1 Corinzi 11). Inoltre secondo me neppure la forma attuale del pane eucaristico, come ostia sottilissima e "monodose", aiuta i credenti a comprendere il senso di quel con-dividere il pane insieme. Capis...