Sulla formazione dei preti
Ritengo che la formazione dei preti in seminario sia ormai superata, per quanto la Chiesa si ostini a non volerlo vedere (come tante altre cose che oggi non funzionano più!). D'altronde i seminari come li conosciamo oggi sono stati istituiti dal concilio di Trento (1545) quasi 500 anni fa!! Direi che da allora il mondo e la società siano un po' cambiati...
Innanzitutto è sbagliato l' isolamento in cui sono confinati gli aspiranti presbiteri in una realtà davvero "fuori dal mondo", in vari sensi: fisici, culturali, affettivi... Chiusi per la maggior parte del periodo di formazione in palazzoni enormi, in cui i pochi seminaristi attuali si perdono, istruiti su materie molto specialistiche (Sacre scritture, teologia...), con contatti con il mondo esterno molto ridotti (non può bastare un fine settimana in famiglia, un po' di servizio in qualche parrocchia, un bel pellegrinaggio con gli educatori...), per non parlare dei rapporti con l' altro sesso!
Poi ci si stupisce degli abbandoni dei preti già ordinati, dei tradimenti, delle dipendenze... non sarà che si vogliono creare dei "superuomini", che poi quando si scontrano con la realtà scoprono di non essere così tanto "super", ma esseri umani come gli altri (come è giusto che sia)?
Inoltre la formazione così antiquata e spesso inservibile (almeno a giudicare da qualche testo di meditazioni dedicate ai preti): si richiamano il santo Curato d'Ars, i Padri della Chiesa (fondamento della sistematizzazione teologica, ma vecchi di quasi 2000 anni, e soprattutto, forse non ci si riflette abbastanza, monaci e celibi, spesso eremiti in luoghi deserti!! Cosa che ovviamente non si ritrova nella chiesa reale, forse nemmeno nei monasteri!), santi e santini morti spesso in giovane età, pensatori e teologi che quando va bene hanno scritto le loro opere negli anni '50 e '60... E dopo? Davvero non c' è nulla che possa aiutare un giovane prete di oggi a concretizzare il suo ministero? Studiando materie come psicologia, sociologia, pedagogia, economia (anche questa serve, per non mandare in dissesto il bilancio parrocchiale!)...
Secondo me, sarebbe più importante, prima dell' ingresso nel percorso di formazione (non necessariamente in un luogo chiuso come il seminario), almeno un anno di esperienza presso la parrocchia, in convivenza con il parroco, e seguendolo in vari aspetti della sua vita.
Non solo nella pastorale giovanile, in cui di solito vengono relegati i preti appena usciti dal seminario, come se l' associazione dovesse essere solo "prete giovane & fedeli giovani" (quindi "prete anziano & fedeli anziani"?) E chi l' ha detto? E dove finisce la ventata fresca che dovrebbe essere portata dalle nuove leve? Finisce di solito a cercare varchi (social, esperienze di convivenza di gruppo, messe più "moderne"...), riservati ai più giovani, come se il resto dei parrocchiani e delle parrocchiane dovesse restare ad ammuffire. O peggio, finisce di essere soffocata, sotto le critiche di superiori, confratelli e fedeli, o seppellita dalle molteplici attività e incombenze!
E tanto meno devono essere relegati nel servizio alla messa (magari a scrivere le omelie!!) o in altre faccende di cui il parroco magari non ha voglia o tempo di occuparsi! Per questo ci sono laici e laiche, spesso più esperti dei preti di certe questioni "mondane"!
Un periodo di esperienza precedente all' ingresso in noviziato viene fatto nelle comunità religiose, probabilmente perché la vita in comune di ormai poche persone diventerebbe ingestibile se chi entra scoprisse subito dopo di non essere fatt* per quella vita! Infatti spesso gli abbandoni si verificano proprio in questa fase, in cui ancora nessun impegno è stato preso, a volte su spinta dei formatori, che si rendono conto che il/la candidata non sono adatti alla vita in comune in una piccola "famiglia", composta solitamente da 5-10 persone dello stesso sesso! E poi c'è la convivenza forzata tra persone di diverse generazioni, esperienze, provenienza geografica, formazione precedente... che a differenza di una famiglia "vera" non vengono scelte, ma trovate, e spesso subite con maggiore o minore spirito di sopportazione.
Invece con i candidati al sacerdozio no, dopo qualche esperienza entusiasmante in qualche ritiro, o campeggio parrocchiale, o oratorio, si ritrovano sui libri fra quattro mura, i più giovani (minimo 18 anni) senza avere nessuna esperienza lavorativa, affettiva, di vita fuori dal nido della famiglia! E quando escono si ritrovano in parrocchie più o meno grandi, composte da persone di entrambi i sessi (e non solo), diverse per età, posizione economica, cultura, attività lavorativa, modi di svago... C'è da perderci la testa!! Ed effettivamente qualcuno "la perde" e "si perde", non in senso morale, ma psico-affettivo e o abbandona, o cerca compensazioni di vario genere, o si rifugia nella rassicurante routine tradizionale...
E' ancora oggi difficile parlarne nella chiesa, ma i preti non sono angeli disincarnati e asessuati come sembra presupporre il tipo di educazione e di vita a cui sono destinati. Sono uomini, più o meno giovani, con un corpo, dei sentimenti, bisogno di affetto e di amicizia, di consolazione e sostegno... D'altronde diciamo di credere in Gesù che è Dio fatto carne, che è cresciuto, ha fatto esperienze, ha vissuto in famiglia e con amici, esattamente come un qualsiasi essere umano, e non si capisce perché i suoi ministri dovrebbero condurre una vita "astratta" e "irreale" (o meglio "irrealistica"!)!
O meglio, si capisce benissimo, e discende proprio dai maestri che vengono loro proposti, come scrivevo sopra: i filosofi greci, soprattutto platonici (neo-platonici in seguito), che hanno pesantemente influenzato il cristianesimo soprattutto con la divisione tra anima (buona) e corpo (cattivo), che non è ebraica né cristiana; i Padri della Chiesa, con la loro ossessione delle passioni, che vanno soffocate con la forza di volontà, con la loro misoginia (meglio stare lontani dalle donne, tutte tentatrici come Eva), con il loro ritiro dal mondo e dal contatto con altri esseri umani; monaci e religiosi di varie epoche, che a differenza del prete conducono vita comune chiusi in un monastero; vite di santi e sante che per lo più sono preti, suore, monaci, frati, laici che poi si sono "convertiti" e hanno scelto la vita religiosa, fondatori di comunità e ordini (poco a che vedere con la vita di coloro che i futuri preti incontreranno tutti i giorni!)...
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