Peccato originale?
Ultimamente noto un'incongruenza: se ormai tutti i biblisti si affannano a dire che i primi undici capitoli della Bibbia (dalla Creazione alla Torre di Babele) sono miti creati, come in altre culture coeve, per cercare di dare una spiegazione all' origine del mondo, all' esistenza del male, alla morte, alla divisione in tanti popoli diversi... perché invece la Chiesa cattolica continua a fondare il battesimo, e quindi l' ingresso nella fede cristiana, sul peccato originale (?) discendente da quello di Adamo ed Eva?
Perché continuiamo a pensare Adamo ed Eva (e Dio) come persone reali vissute in un reale luogo fisico non si sa bene dove collocato quale il giardino dell' Eden?
Se è un mito non ha alcun fondamento storico, ed è erroneo attribuirglielo, come in passato è stato un errore far discendere da alcuni versetti biblici la deduzione che il Sole girasse intorno alla Terra, o la condanna della teoria evoluzionistica di Darwin come di quella del Big Bang!
Significherebbe che l' esistenza cristiana è fondata su una favola inventata migliaia di anni fa!!
Una tale concezione squalifica completamente la Redenzione di Cristo: se Gesù è venuto tra noi per liberarci dal peccato una volta per tutte, da dove salta fuori questo peccato risalente addirittura alle origini dell' umanità che evidentemente Gesù Cristo non sarebbe stato in grado di redimere? Altrimenti, da cosa ci avrebbe liberato? Dalla morte no, dalla malattia no, dal male no... E poi Gesù stesso nei Vangeli rifiuta questa trasmissione "generazionale" del peccato quando dice ai suoi discepoli che il cieco nato non è tale né a causa dei suoi peccati né a causa di quelli dei suoi genitori.
Se Gesù è il "nuovo Adamo" (san Paolo), significa che quello vecchio è stato superato, no? E se la tradizione ortodossa raffigura Gesù che scende agli Inferi a sciogliere dalle catene Adamo ed Eva, non significa che anche loro sono stati liberati dal loro peccato?
In realtà ne' l' Antico né il Nuovo Testamento parlano mai di un peccato "originale", che viene introdotto nel pensiero della Chiesa Cattolica solo con Sant'Agostino, dopo che il cristianesimo è divenuto religione ufficiale dell' Impero. E quindi forse per estenderlo veramente a tutti (è questo che significa "cattolico") c' era bisogno che tutti si sentissero in difetto, indipendentemente dalla loro condotta, e perciò tutti bisognosi di una purificazione. Mentre nei Vangeli il battesimo è un segno di conversione e di volontà di cambiare vita e seguire Gesù, in seguito diventa condizione necessaria per essere ammessi nella Chiesa, e visto che "extra Ecclesia nulla salus", penso che sia proprio per questo che si afferma il battesimo dei neonati, che poco a poco diverrà il modo "normale" di diventare cattolici, tanto che c'era il terrore che i bambini morti prima del battesimo non potessero essere salvati!!
Secondo me bisognerebbe tornare al battesimo come scelta consapevole della persona, giovane o adulta, ma sicuramente non neonata, perché con questa prassi non abbiamo fatto altro che produrre battezzati che poi, appena raggiunta l' età della ragione, si dichiarano non-credenti o atei! È chiaro che ancora resiste nella Chiesa la paura che i numeri già esigui nei paesi Occidentali si riducano al lumicino, ma alla fine il risultato è lo stesso, se si creano cristiani sulla carta (o sul registro parrocchiale!) e non nei fatti (o nella vita quotidiana): che i cattolici "praticanti", secondo le più recenti indagini sociologiche, non sono più del 10% della popolazione! Cioè circa un migliaio su 10.000 abitanti! Altro che Chiesa "cattolica"!
Cara Samuela, le tue domande colpiscono un nodo che la Chiesa cattolica continua ostinatamente a non voler sciogliere. Se i primi capitoli della Genesi sono – come oggi riconosce tutta l’esegesi seria – grandi racconti simbolici e non cronache storiche, allora è teologicamente insostenibile fondare il battesimo e l’ingresso nella fede su una colpa “originaria” attribuita a un evento mai accaduto. Non perché il mito sia una favola, ma perché è un linguaggio di senso, non un atto d’accusa biologico sull’umanità.
RispondiEliminaNé l’Antico né il Nuovo Testamento parlano di peccato originale come lo intendiamo oggi. La Bibbia conosce la responsabilità personale, non la colpa ereditaria.
Gesù stesso rifiuta esplicitamente l’idea di un peccato trasmesso di generazione in generazione quando nega ogni legame tra malattia e colpa dei genitori.
Il suo annuncio non parte da un’umanità macchiata alla nascita, ma da persone chiamate a cambiare vita. Anche Paolo, quando parla di Adamo e di Cristo, usa un linguaggio simbolico: Cristo non rattoppa l’“uomo vecchio”, lo supera. E non a caso la tradizione orientale raffigura Gesù che libera perfino Adamo
ed Eva, segno che nessuna colpa originaria è eterna.
Il peccato originale nasce davvero con Agostino, in un cristianesimo ormai imperiale, e diventa lo strumento teologico per rendere tutti colpevoli e quindi tutti bisognosi dell’istituzione che amministra la salvezza. In questo quadro il battesimo perde il suo senso evangelico di scelta consapevole e diventa requisito giuridico, fino al battesimo dei neonati, giustificato dalla paura più che dal Vangelo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: cristiani di registro e non di vita, numeri gonfiati e coscienze vuote. Forse il problema non è che i praticanti siano pochi, ma che per secoli si sia preferito contare invece di convertire. Liberare il cristianesimo dall’ideologia del peccato originale non significa tradire la fede, ma restituirle dignità adulta. Gesù non è venuto a cancellare una macchia ancestrale, ma a rendere l’umanità finalmente libera e responsabile.
Gianni Urso
Assolutamente d'accordo
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