Perché questo blog

Oggi, primo giorno del 2025, inizio questo blog per mettere per iscritto alcuni pensieri sparsi che ho incominciato a buttar giù a matita su un quaderno ai tempi del COVID-19, nel 2020, e che ho continuato a formulare dentro di me anche in seguito. In quei giorni forte era l'aspettativa per un "dopo" migliore, e per un rinnovamento, anche di un'istituzione secolare come la Chiesa Cattolica. Purtroppo, nonostante il Sinodo indetto da Papa Francesco, mi pare che ben pochi cambiamenti si scorgano all'orizzonte. Probabilmente i tempi della Chiesa restano troppo lenti rispetto alla rapidità di mutamento della società e dello scenario mondiale. La mia irrequietezza nel permanere all'interno di essa però col tempo va aumentando, forse perché essendo una cattolica nata dopo il Concilio Vaticano II, mi aspettavo una Chiesa più attenta ai "segni dei tempi" (Gaudium et spes) e alle esigenze delle persone, che preoccupata della ripetizione fedele di riti e tradizioni per me ormai obsolete. Ovviamente si tratta di mie riflessioni personali, fondate comunque su approfonditi studi delle Sacre Scritture e di testi teologici, ma che a qualcuno forse risulteranno indigeste, "eretiche", appunto.

Commenti

  1. Proprio qualche mese fa mi sono espresso in merito al sinodo da poco concludosi inquesti termini: Sinodalità di facciata: il cammino che non cammina.
    L’autoassoluzione di una Chiesa che ha paura della verità”


    Con 781 “placet” su 809 votanti la Terza Assemblea del Cammino sinodale ha sancito l’approvazione del documento intitolato Lievito di pace e di speranza, che ora diventa la bussola ufficiale per la Chiesa italiana.
    Il testo risulta frutto di quattro anni di “consultazioni, confronti, ascolto”: migliaia di gruppi parrocchiali, laici, presbiteri, religiosi, diocesi intere — si dice — hanno dialogato, riflettuto, espresso desideri, proposte, tensioni.
    Sul piano formale la retorica è di quelle che evocano “sinodalità”, “corresponsabilità”, “conversione ecclesiale”: molte parole belle, su uno stile nuovo, su una “Chiesa in uscita”, partecipata, condivisa.
    Eppure — e qui sta il punto — tutti quegli anni, tutte quelle assemblee, quelle decine di migliaia di “voci”, quelle speranze, sembrano aver partorito un documento… ben poco incisivo. Perché la sinodalità, così come teoricamente descritta — partecipazione, ascolto, condivisione — in pratica si traduce in un elenco di 124 “proposizioni”, votate tutte in blocco.
    Un testo che — per quanto lungo — resta un compromesso; che tenta di mediare tra sensibilità diverse senza mai spingersi davvero oltre. Che cerca di non scontentare nessuno. E in quei compromessi, nelle mediazioni, si nascondono le imprese mancate. Questo è solo l'incipit del mio scritto ma che credo chiarisca l'idea su cosa è stato questo sinodo.

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  2. Dimenticavo: sono Gianni Urso

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    1. Sì avevo capito chi sei!😉 Ho anche letto il tuo post sul sinodo, di cui condivido le conclusioni, e anche altri direi, tanto che il primo documento era stato rigettato a causa delle posizioni troppo blande su donne, fedeli LGBT+, divorziati risposati... Confesso che l' ultimo documento non l' ho letto, ma a giudicare dalle reazioni non penso che sia cambiato molto...

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